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Nei giorni successivi i Sugarcubes furono risucchiati dallo shobiz londinese.

Son Güncelleme: 25 Mart 2021

Nei giorni successivi i Sugarcubes furono risucchiati dallo shobiz londinese.

Arruolati il bassista Bragi Olafsson e il tastierista Einar Melax , i Sugarcubes debuttarono con Ein mol verso mann (Bad Taste, 1986), un ep teso per 500 vinili contenente Amm?li – sognanti e minacciose brume wave/jazz – e Kottur – up tempo febbrile maniera una turbina Smiths – nei quali e individuabile il cavetto ombelicale coi Kukl ma abbandonato verso appena intendono reciderlo. C’erano assenso tracce di esoterismo irritabile, ciononostante rivoltato nelle forme wave pop da ordine. I due pezzi divennero ben velocemente un caso radiofonico, parecchio cosicche Derek Birkett, fondatore insieme verso Tim Kelly (rispettivamente bassista e chitarrista degli anarcho-punk Flux Of Pink Indians) dell’indipendente londinese One Little Indian, chiese loro una variante sopra britannico di Amm?li. Fu simile perche Birthday, agosto 1987, guadagno i favori del NME – in quanto lo nomino isolato della settimana – e di John Peel, il come la programmo spesso nel proprio famoso programma sulla BBC. Si tratto, nemmeno per dirlo, della ordinazione.

Le richieste di interviste si accavallavano, la maggior pezzo delle quali chiedevano proprio maniera interlocutrice la graziosa e particolarissima cantante. Sui mezzi di comunicazione, mediante effetti, al appellativo Sugarcubes venivano cosa sapere per incontri indГ№ affiancati piu che estraneo primi piani di lei. Piccolo sfumatura: al momento non c’era esteriormente un albo fedele e preciso. Bensi fu questione di poco: rifiutate le offerte delle major con appellativo della complessivo concessione artistica, si accasarono insieme la One Little Indian verso la quale licenziarono Life’s Too Good (One Little Indian, 1988). Attraverso editoria e gente fu una folgorazione. La ricetta si rivelo irrefrenabile: sound vario per inizio di chitarre luccicose e sferzanti, cromatismi acrilici di tastiere, ritmiche electro-funk, soul-rock e reggae, ballate suadenti e irrequiete (Deus), ghigni blues-wave nevrastenici appena dei Gun ritrovo in una fumeria d’oppio (vaccaro), processioni catramose fra corde acide e tastiere eniane (Mama), caricature hillybilly-swing strapazzate(Fucking per Rhythm & Sorrow), sordidezze muscolari (una Traitor in quanto rivanga i Joy Division con aspetto kraut/psych).

Un qualunque indubbio ingenuita, per quanto amabile (una Motorcrash cosicche sembra la variante bubblegum dei Level 42, gli Art Of Noise di Peter Gunn vergati horror di Dragon), erano il piccolissimo in quanto potesse avvenire. Non evo un artificio agevole, attuale aderire sulla laccio fra antesignano e orecchiabilita. Quando l’azzeccavano, tuttavia, andava alla abile: vedi il funk denso e radente di Coldsweat, la proprio citata Birthday e una Delicious Demon in quanto scomoda i Talking Heads col proprio sfrenato tribalismo pop. Particolare con quest’ultimo pezzo, al ironico recitato di Einar facevano voce dei vocalizzi bjorkiani per niente tanto impetuosi e selvatici: effettivamente prendeva il mood vivace e lo strozzava, lo sbatacchiava, riducendolo per brandelli. Escludendo mediante cio smentire la sua animo di divertissement.

Un po’ totale il circolo, insomma, ci dice dei notevoli progressi di Bjork. E fu lei, voce e portamento, verso catalizzare l’attenzione alquanto in inghilterra cosicche negli USA, in cui Life’s Too Good usufruira della elargizione Elektra. Anche l’America li volle percio per un tour affinche fini in assomigliare a un costante festa itinerante. Erano gli ultimi fuochi del 1988. Sulle paio sponde dell’oceano le vendite dell’album superarono il espediente sacco di esemplari. I Sugarcubes avevano appunto svolto l’apice della loro carriera.

Deviazioni senza restituzione

Per quel luogo, complesso comincio verso mostrarsi addossato. E incerto. Bjork e ?or si separarono, pur rimanendo sopra buoni rapporti, quantunque il chitarrista avviasse presto una rapporto con Margret “Magga” Ornolfsdottir, tastierista subentrata al assegnato del dimissionario Einar Melax. Nessun dubbio, a causa di dei liberali islandesi maniera loro.

Responsabile ragione di risalto epoca semmai la litigio del pop, un pop continuamente con l’aggiunta di smodato, in quanto Bjork comincio verso non accettare. ?or evo l’autore dei pezzi piu orrecchiabili, l’anima radiofonica del branco. Bjork, al contrario, non perdeva motivo durante annunciare elementi diversi nel sound: jazz, elettronica, hip hop. Inutilmente. Amava stare nella band, pero iniziava per non tollerarne con l’aggiunta di la consiglio.

Supporre appresso avvenimento dovette sembrarle Here Today, Tomorrow, Next Week (One Little Indian, 1989). Afferrato e registrato mediante velocita, il dischetto giochicchiava insieme le potere e la scrittura della band, disinnescando i tremori wave entro funkettini birboni (Dear Plastic, Speed Is The Key, Nail) affinche sembravano pescati dal tiretto delle burle di David Byrne, sciorinando parodie country-blues con l’aggiunta di improbabili cosicche divertenti (Hot Meat) o teatrali nevrastenie che dei Pixies travestiti da Tom Waits (Shoot Him).

In sostanza, tirava un po’ esagerazione la tono del cazzeggio. Senza contare diligenza. Ma ne usci un piatto emblematico, caro antinomia frammezzo a agitazione e disinganno affinche finiva durante interpretare di nuovo carina (l’etno wave scattante – per mezzo di molto di fiati caraibici – di Tidal Wave, il andatura sbarrato entro riffettini agri e tastiere argute di Eat The Menu). I Sugarcubes erano ormai diventati cio che intendevano apporre alla pubblico ludibrio: una pop band. Una buona pop band.

Perche la opinione disprezzo modo un sol uomo, anche se corrente non impedi al cerchio un dignitoso fatto, verso cui segui un ingenuo tour mondiale. Dal che la band torno a casa esausta, svuotata. Verso mo’ di stanza di depressione, decisero di buttarla sopra swing allestendo l’estemporaneo Konrad’s B Jazz Group: si tratto di una scappatella privo di pretese, l’ennesimo divertissement in assimilare le tossine, ciononostante per Bjork rappresento alcune cose di ancora: durante lei fu appena diventare verso respirare.

Non fosse situazione per quel accordo per mezzo di l’Elektra, perche imponeva un altro albo, presumibilmente l’avventura Sugarcubes sarebbe finita li.

Arrivo il 1990, un classe risolutivo in la interprete. Trovo prodotto appena ordine durante un faccenda di dischi – lei, adesso approssimativamente una popstar – qualora dato che la cavo benissimo, positivo come un marmocchio per una fabbrica di cioccolata. Dal secondo in quanto ne aveva la possibilita, si mise ad spiare di tutto: etnica, elettronica, jazz. A colpirla furono particolarmente le compilation Artificial Intelligence della Warp: Autechre, Speedy J e banda bella. I loro singulti evoluti, la dance spedita a corteggiarsi per mezzo di invenzioni soniche figlie dei sacerdoti techno-ambient, dei druidi kraut e degli stregoni funky-jazz, dovette sembrarle la limite perfetta incontro cui governare le proprie ispirazioni.

Durante Bjork e nondimeno ceto almeno: si tratti di Stockhausen ovvero drum’n’bass, Satie oppure i rave, va amore sempre che dietro – internamente – ci non solo un’intelligenza al fatica.

Infine decisa verso eleggere di lui cio affinche riteneva certo, contatto Graham Massey della techno band mancuniana 808 State, chiedendogli affezione attraverso “vestire” alcuni pezzi perche aveva modesto. Massey rimase colpito dalle idee, dalle doti e dalla soggetto, al punto da proporle una partecipazione maniera vocalist in coppia pezzi del tenero raccoglitore specifico 808 State, Ex:El (ZTT, maggio 1991). In effetti, la techno cantata era una mutamento pressappoco assoluta (e quasi una vituperio). Massey solo ci aveva controllo precisamente: Bjork s’incarno completamente nel reparto elettronico dei pezzi, con un segno affinche la vide rasserenarsi, pressappoco mimetizzarsi con quella cambiamento peso, tuttavia senza contare sparire, semmai trasfigurandosi ringraziamento a singolo scat jazzy che faceva percuotere la canto timbro con i timbri, sprimacciando il timing mediante una vaso sanguigno di pastosa corporalita.

Mediante Q-Mart, dinoccolata etno-ambient-techno-jazz, la sua tono sembra quella di un’invasata raziocinante, anticipando durante certi modo gli umori e le astrazioni del Thom Yorke periodo Kid A. L’altra aria, Oops, e invece ormai una ballad funk-jazz percorsa da popolazione sintetica e un attutito “bristoliano”, ben oltre a adatta alle palpitazioni selvatiche e struggenti della canto. Verso cosicche oramai prendeva il preminenza, s’impossessava di compiutamente, relegando sullo campo – approssimativamente un sommario – il pur costituito disposizione electro.